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Progetto e-twinning

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Sofia Pezzutti 4ATT. Quest’anno ho partecipato per la prima volta al progetto e-twinning. Il progetto prevedeva uno scambio culturale della durata di una settimana (dal 22 al 28 aprile), fatto con una scuola di tipo professionale a Námestovo, una città di circa 8100 abitanti situata in Slovacchia, al confine con la Polonia. I ragazzi del progetto e-twinning, tra cui io, hanno vissuto con una famiglia ospitante locale, ovvero a casa dei nostri gemelli ospitanti. Ho scelto di partecipare perché amo gli scambi culturali e amo viaggiare, soprattutto in luoghi che sono poco conosciuti. Prima di partire non sapevo immaginare il posto in cui sarei andata ed era proprio questo il bello. Dopo aver assistito alla riunione tenuta dalla prof Di Paola prima della partenza, abbiamo ricevuto un foglio con un programma riguardante le varie visite che avremmo fatto. Leggendolo sono rimasta sorpresa e ho capito che sarebbe stata un’esperienza fantastica. Siamo partiti domenica 22 verso sera e abbiamo viaggiato per tutta la notte, arrivando a Námestovo di mattina. E’ stato bello il viaggio in corriera perché abbiamo potuto osservare dei panorami stupendi dal finestrino. La Slovacchia è formata da tanti piccoli villaggi circondati dal verde. Si respira aria pulita e gli abitanti vivono in casette a schiera con il tetto triangolare. Questo particolare delle case mi ha molto affascinato. Già dal primo momento in cui siamo arrivati, abbiamo incontrato i nostri gemelli slovacchi e abbiamo iniziato subito con le attività e i viaggi. Appena arrivati a scuola ci hanno lasciato molto tempo libero per parlare e far conoscenza con gli alunni slovacchi ospitanti e non. In quel momento ho incontrato Tatiana, la ragazza che mi ha ospitato. E’ una ragazza gentilissima, con un grande cuore e una grande famiglia. Non appena ci siamo viste, ha già iniziato a darmi un sacco di cibo che aveva portato da casa, pensando io fossi affamata. Ci siamo divertiti molto a parlare tutti insieme, anche se la maggior parte degli Slovacchi non sa molto bene l’Inglese, ma dopotutto neanche noi italiani siamo così bravi! Io sono sempre riuscita a fare delle lunghissime conversazioni con Tatiana, riguardo anche ad argomenti non facili. Anche se il nostro inglese non era perfetto siamo sempre riuscite a capirci benissimo. Lo stesso anche per gli altri e-twinners. Questo dimostra che le barriere linguistiche sono un problema inesistente che spesso ci creiamo come scusa per non volerci integrare in un Paese estero. Esperienze come queste servono appunto anche ad abbattere barriere sia linguistiche che culturali.

Riguardo alle visite fatte, in Slovacchia sono famosi i castelli e anche i luoghi di interesse naturalistico e paesaggistico. Abbiamo visitato due castelli: il castello di Orava, che è il simbolo della Slovacchia, e il castello di Spišský che è uno dei più grandi siti di castelli in centro Europa ed è patrimonio dell’UNESCO. Abbiamo visitato anche diversi musei tra i quali il museo del caffè, il museo della tecnologia, un museo nei sotterranei della città di Košice, dove abbiamo potuto capire in che condizioni lavoravano gli uomini nelle miniere, e infine un museo all’interno di un monastero in Polonia, dove abbiamo potuto vedere come vivevano i monaci. Per quanto riguarda il turismo naturalistico, siamo andati in luoghi di montagna, abbiamo visto laghi, foreste e due meravigliose grotte. Abbiamo provato l’esperienza di lanciarci palle di neve stando in maniche corte, di percorrere grotte profonde con passaggi bassi e stretti e sentire il nostro eco, di camminare lungo il fiume Dunajec che divide la Slovacchia dalla Polonia e anche passare per il ponte che, con pochi passi, ci avrebbe permesso di mettere piede in Polonia. Abbiamo fatto una serie di viaggi fantastici e divertenti in compagnia di alunni slovacchi, cechi e polacchi. Gli alunni cechi e polacchi facevano parte di un altro progetto riguardante l’Erasmus, quindi non dormivano in famiglia ma in hotel assieme ad altri pochi studenti italiani, sempre del progetto Erasmus. Oltre ai luoghi di interesse naturalistico, abbiamo visitato anche la seconda città più grande della Slovacchia, ovvero la città di Košice, dove è presente la cattedrale di Sant'Elisabetta, la chiesa più grande della Slovacchia, in stile gotico. Dopo lunghe giornate passate a viaggiare, tornavamo a casa stanchi e affaticati, ma andavamo a divertirci o a visitare altri posti ancora, con i nostri gemelli e famiglie ospitanti slovacche, che avendo un Italiano in casa si sentivano di portarci in giro e farci vedere le bellezze che quel Paese offre. Quindi passavamo giornate davvero intense, ma eravamo così felici che la stanchezza nemmeno si sentiva. Una sera siamo andati a giocare insieme al laser game, Italiani contro Slovacchi. E’ stato troppo divertente e alla fine abbiamo vinto noi Italiani. Una sera, la mia famiglia ospitante mi aveva anche portato a vedere la statua di Gesù Cristo, dalla quale si poteva godere della vista della meravigliosa Námestovo che sorge accanto al lago di Orava. Gli abitanti sono cristiani e hanno un forte legame con la religione. Infatti in ogni villaggio c’è una piccola Chiesa e si possono trovare piccole statue di Madonne ovunque. Inoltre, nella casa della mia famiglia, c’erano moltissime immagini di Gesù Cristo appese e altri oggetti religiosi quali croci e rosari. Gli Slovacchi hanno quindi deciso di ereggere una copia della famosa statua di Gesù Cristo a Rio de Janeiro, che domina sopra l’intera città.

Per quanto riguarda la mia famiglia ospitante, mi ero trovata già da subito molto bene. E’ una famiglia davvero numerosa, infatti ci sono la mamma, il papà, 8 figli (Tatiana compresa) e due figli di una delle figlie. Solo tre delle sorelle sono figlie biologiche e gli altri fratelli sono tutti stati adottati. La mamma e il papà sono due persone con un grande cuore, che hanno deciso di dedicare la loro vita ad aiutare chi ne ha bisogno. Infatti adottano i bambini che non hanno una famiglia oppure che ce l’hanno ma non in buone condizioni, e li crescono dandoli poi in adozione. Se non vengono adottati, li tengono. Infatti all’interno della casa vivono sia bambini molto piccoli che ragazzi grandi. Nonostante fossi straniera e non parlassi la loro lingua, mi hanno sempre fatta sentire parte della loro famiglia e aiutata nel caso in cui avessi avuto dubbi o problemi. Una delle cose che mi metteva in difficoltà era il fatto che mi davano davvero troppo cibo. Ogni giorno prima di uscire, la mamma mi faceva mettere nello zaino talmente tante cose da mangiare che diventava pesante e non mi stava più niente. In Slovacchia mangiano tanta carne, pane e latticini. Seguono un’alimentazione quasi prima di verdura. Per noi Italiani che non eravamo abituati a ciò, ci è sembrato un po’ eccessivo e molto poco salutare. Per colazione di solito stavo insieme alla famiglia e mangiavamo pane con prosciutto, salame, formaggio e margarina, con anche qualche pomodorino e cetrioli. Assaggiare la cucina locale è uno dei modi migliori e anche più divertenti per entrare in contatto con la cultura e le usanze. La prima sera abbiamo cenato tutti insieme presso un ranch con i cavalli e ho potuto assaggiare la zuppa di gulash, molto buona e saporita. Anche il terzo giorno abbiamo mangiato una zuppa versata e servita all’interno di una grande pagnotta. Era bollente e pesante, ma anche deliziosa. In famiglia, invece, ho avuto la possibilità di provare altri piatti tipici preparati dalla mamma. Ho mangiato le zemiakovéplacky (frittelle di patate), le palacinka (crepes), Parenica e korbáčiky (due tipi di formaggio) e l’Halušky (piatto nazionale slovacco con patate, farina, sale, bryndza e pancetta).

La famiglia oltre alle grandi quantità di cibo, mi ha sempre fatto un sacco di regali. Prima ancora di entrare in casa mi hanno regalato delle pantofole carine da indossare in casa, perché in Slovacchia prima di entrare in casa, per non essere maleducati, ci si toglie sempre le scarpe. Poi prima di tornare a casa mi hanno dato una borsa piena di cibi tipici come dolci e formaggi, una bottiglia d’acqua al gusto di fiori, oggetti come asciugamani con la scritta e l’immagine della Slovacchia e con il mio nome, il cappello tradizionale del papà, un rosario, un profumo, un braccialetto con le iniziali del mio nome e di quello di Tatiana, una cornice con una foto ricordo, una maglietta e una calamita a forma di cuore. Ma la sorpresa più grande è stata quando, l’ultima sera dopo aver finito di cenare, Tatiana è uscita dalla cucina ed è andata a “prendere” la sorpresa. E’ rientrata in cucina vestita con l’abito tradizionale di OravskáPolhora, il villaggio in cui vivono. Era bellissimo e io sono rimasta molto sorpresa e affascinata. Dopodiché lei ha vestito anche me con un abitotradizionale e abbiamo scattato diverse foto con altri membri della famiglia.

Lasciare la famiglia è stato molto difficile e triste. Al momento in cui stavamo caricando le valigie per ripartire e dire ciao agli Slovacchi, tutti abbiamo provato una sensazione di tristezza e a quasi tutti è scesa una lacrima. Sono felice di aver scoperto un nuovo Paese, una nuova cultura e delle nuove persone. E’ sicuramente un’esperienza che ricorderò per sempre e di sicuro tornerò in Slovacchia a trovare la mia famiglia slovacca e anche Tatiana sarà sempre benvenuta in Italia per trovare la sua famiglia italiana. Sono davvero grata alla scuola per aver organizzato questo progetto e spero continui negli anni a seguire. Mi è piaciuto anche il fatto che lo scambio non sia stato fatto in Paesi come l’Inghilterra, la Germania, la Francia o la Spagna, perché sono i soliti Paesi conosciuti da tutti in cui vanno tutti. In Europa non esistono solo l’Inghilterra, la Germania, la Francia e la Spagna e non si parla solo inglese, tedesco, francesce e spagnolo. Esiste anche la Slovacchia e si parla anche lo slovacco. Bisogna anche scoprire ed entrare a contatto con altri Paesi meno conosciuti, perché è giusto scoprire nuovi posti nel mondo e non lasciare in disparte Paesi che meritano di essere esplorati. Questo oltre a fare bene allo studente ospitato, fa anche molto bene alle famiglie ospitanti, alla popolazione locale e al Paese della Slovacchia. Queste esperienze rendono le persone più aperte, abbattendo i pregiudizi, il razzismo e l’ignoranza. Consiglio a tutti di non avere timore e di buttarsi in questo tipo di esperienze. Portando avanti progetti di questo tipo, possiamo cambiare noi e anche le persone del Paese ospitante che, vedendoci ed entrando a contatto con noi, possono scoprire nuove cose, affezionarsi e farsi un’idea positiva riguardo all’Italia e allo straniero in generale. La Slovacchia ha bisogno di crescere e noi stiamo appunto contribuendo nel fare ciò, nel nostro piccolo. Ora, dato che ho dimostrato che la lingua non è un problema, la cultura nemmeno e i soldi nemmeno (perché 150 euro + 25 euro di visite per una settimana non è affatto caro), mi auguro che nei prossimi anni gli alunni della scuola non ci pensino nemmeno se partire o meno, ma dicano subito di sì.

Sofia Pezzutti 4ATT

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